Televisione o Social? Basta Scegliere! Oggi Arriva InstagramTV
- Massimo Porcelli
- 12 minuti fa
- Tempo di lettura: 3 min
I social abbandonano il telefonino e approdano in tv.
Il futuro è "casual viewing"

L’altra sera un’amica dice: “Capita anche a voi di cominciare una serie tv e, a metà della prima puntata, accorgervi che l’avevate già vista?”. Non è rimbambimento (o qualcosa di peggio), è il risultato del continuo flow di immagini che ci bombarda. Abbiamo schermi dappertutto (ora anche alla fermata dell’autobus) che rimandano, a ciclo continuo, video, reel, clip e compagnia bella. Quindi, se la testa fa cilecca, di chi è la colpa?
Beh, di sicuro i principali responsabili sono i social. Già negli anni Ottanta Neil Postman (il primo sociologo del media) spiegava che i mezzi di comunicazione non sono mai neutri: non si limitano a trasmettere contenuti, ma impongono una grammatica, un ritmo, dei valori. Ed infatti i social media, che all’inizio promettevano connessione, dialogo, relazioni, poi, senza troppo clamore, hanno cambiato pelle.
Sentite questa: durante una causa antitrust, per difendersi dall’accusa di monopolio, Meta ha sostenuto (con disarmante candore) di non essere più un’azienda “social”. E i numeri le danno ragione. Facebook e Instagram non riguardano più amici e familiari. Oggi oltre l’80% del tempo lo passiamo a scrollare video suggeriti da algoritmi e creati da persone che non conosciamo. Tradotto: non stiamo comunicando con qualcuno, stiamo guardando qualcosa.
Qui viene il bello: negli ultimi dieci anni i social hanno progressivamente sostituito il tempo che passavamo davanti alla televisione. E questa trasformazione non riguarda solo Facebook o Instagram, coinvolge anche i podcast che, nati come radio da ascoltare, oggi aggiungono le telecamere ai microfoni trasformandosi in video-podcast. L’audio puro perde terreno. Qualunque cosa nasca, prima o poi, diventa video.
Diamo quindi il benvenuto al Casual Viewing: oggi molti contenuti non sono più pensati per essere seguiti con attenzione, ma per stare lì mentre facciamo altro. Guarda, scrolla, ripeti. Non a caso si vocifera che Netflix chieda sceneggiature sempre più semplificate, dialoghi che spieghino (e ripetano) tutto, trame che si possano seguire anche con metà dell’attenzione. Piero Angela (un vero mito) ci metteva due ore, sulle reti nazionali, a spiegare la meccanica quantistica; oggi Vincenzo Schettini spiega i buchi neri in 60 secondi su TikTok.
Ed ecco la vera notizia: nel 2025 Meta lancia Instagram TV che permette di vedere i post sul televisore. Ai social non basta più essere sempre con noi, in tasca o sul comodino: ora vogliono entrare anche nel salotto di casa. Per anni la televisione ha cercato di diventare social. Ora sono i social che diventano televisione.
Il paradosso è interessante. La televisione tradizionale, quella generalista, è sempre meno seguita e si rivolge a un pubblico sempre più anziano. Ma il televisore, inteso come elettrodomestico (aka smart TV), resiste benissimo perché garantisce una cosa fondamentale: uno schermo grande.
A ben guardare, ciò che ha reso la TV lo strumento di comunicazione più rivoluzionario di tutti i tempi è proprio il flow: quel flusso continuo di immagini e suoni che non richiede attenzione totale. YouTube e TikTok sono la realizzazione perfetta di questa idea. Qui nessun contenuto è essenziale, ogni video è intercambiabile. Conta solo che il flusso non si interrompa mai.
Purtroppo, quando tutto è immediato, veloce, semplificato, a portata di mano, l’attenzione diventa un lusso. Scegliere a cosa prestarla, invece, è forse l’atto più elegante e rivoluzionario che ci è rimasto.



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