top of page

La Fine Della Galanteria (E L’Inizio Di Qualcos’Altro)



Tra storia, letteratura e vita quotidiana, facciamo il punto su un codice sociale che sta cambiato forma.


“Posso darle una mano a trasportare i suoi pacchi?”


“No, ce la faccio da sola. Grazie!”

 

Ecco il veloce scambio di battute che si è ripetuto più e più volte durante i preparativi del nostro ultimo PopUp: mentre le espositrici arrivavano nei saloni di Palazzo Firenze trasportando scatole, trolley, valigie e borsoni pieni zeppi e pesantissimi, i ragazzi dell’organizzazione — lì per aiutare — cercavano invano di rendersi utili.

Nulla da fare: nessuna espositrice ha mollato il voluminoso fardello al baldanzoso di turno.


“Faccio da sola, grazie!”

La domanda, a quel punto, è sorta spontanea: alle donne fa ancora piacere essere aiutate dagli uomini?


E la risposta si è insinuata, strisciante: evidentemente no.

È un segno dei tempi: sempre più donne mal sopportano la galanteria e sono pronte a impallinare l’uomo che, noblesse oblige, provasse a offrire loro — se non la cena — almeno un caffè al bar. Non è solo l’ennesima battaglia nella secolare guerra dei sessi, ma anche una questione puramente generazionale.

I più giovani neanche sanno cosa sia un baciamano, né che c’era un tempo — neanche troppo lontano — in cui bastava un gesto per definire un uomo: alzarsi quando una donna entrava nella stanza, porgerle il braccio, cederle il passo.

I più anziani, invece, si dividono tra chi si mette al passo coi tempi e chi ricorda, nostalgico, quell’eleganza educata e un po’ affettata che era anche un preciso sistema di regole, ruoli e codici che organizzava i rapporti tra uomini e donne all’insegna di un equilibrio sociale che oggi appare quanto mai traballante.


Tutto nasce, più o meno, ai tempi di Lancillotto e Ginevra, con l’ideale cavalleresco che poneva un lui gagliardo e coraggioso al servizio di una lei così fragile e svenevole da diventare irraggiungibile oggetto di devozione, più simbolo che persona reale.

Da Camelot, con un’iperbole temporale, saltiamo alla corte del Re Sole dove la galanteria smette di essere ideale e diventa linguaggio sociale. Luigi XIV accentra su di se tutto il potere e i nobili, privati progressivamente di forza politica, si reinventano attraverso il comportamento sociale. Il “gesto galante” (dal francese “galant”: raffinato, spiritoso, seducente) si carica di un preciso significato distintivo che eleva la nobiltà al di sopra di tutti.

Ne sanno qualcosa la Marchesa di Merteuil e il Visconte di Valmont che però, ci ricorda Choderlos de Laclos, a furia di inchini, baciamano e relazioni pericolose hanno fatto una una brutta fine. Ed è così che, inevitabilmente, la galanteria si avvicina alla seduzione diventando gioco, scambio, tensione sessuale. All’inizio del secolo breve il buon vecchio Proust mette al centro delle schermaglie amorose tra Swann ed Odette de Crécy una galanteria che hai ormai il sapore del tempo perduto.

 

Perdonate la digressione tra storia e letteratura, ma sta di fatto che quando si parla di galanteria c’è sempre un uomo che agisce e una donna che (volente o nolente) subisce. E’ davvero un segno di rispetto? O è una forma (gentile) di controllo? I movimenti femministi hanno messo in discussione uno ad uno tutti i “gesti galanti” mettendo in luce come essi siano una forma di sessismo benevolo ben lontani dal concetto di parità.

 

Per questo, e per molti altri ottimi motivi, la galanteria è andata in crisi. Non che sia sparita del tutto, ma di sicuro ha perso molto del suo fascino antico.

 

E oggi? A quanto pare oggi la galanteria ha lasciato il passo alla cortesia che, non specificandosi nel genere e non essendo di esclusivo appannaggio maschile, ha una connotazione neutra che non urta le suscettibilità di nessuno. Bravi quindi i ragazzi di MyCupOfTea PopUp che volevano aiutare le espositrici non per galanteria, ma per semplice e meravigliosa cortesia.

 

Una gentilezza di cui c’è tanto bisogno e che è l’unico aspetto veramente contemporaneo, utile, necessario per instaurare relazioni di valore. Se lei versa per prima il vino a lui, è semplicemente garbo. Se lui cede il passo a lei, è semplicemente buona educazione. Se lei paga il conto al ristorante è perché se lo può permettere e le va di farlo. Se lui accenna un baciamano è perché gli va di giocare al dandy un po’ fané.

 

Nella guerra dei sessi la galanteria batte in ritirata ed è un altro piccolo, ma decisivo, passo verso una parità che le donne meritano ma che fa bene anche agli uomini.


 
 
 
bottom of page