top of page

"Wuthering Heights "Quando Il Libro E' (Molto) Meglio Del Film


Il nuovo film di Emerald Fennell riporta Heathcliff e Catherine sullo schermo.

Ma che fine ha fatto il libro? Torniamo a leggere Cime Tempestose

per quello che è davvero: un capolavoro oscuro e spietato, non una favola romantica nella brughiera. 


È davvero molto, molto probabile che la povera Emily Brontë

si sia girata nella tomba alla notizia della nuova trasposizione cinematografica (la settima, oltre a due miniserie tv)

del suo Cime tempestose, famosissimo e tenebrosissimo romanzo che studiammo ai tempi del liceo e che rileggemmo qualche anno dopo.

Eh sì, perché il film “Wuthering Heights” (con le virgolette), scritto e diretto da Emerald Fennell e interpretato dai due attori più carismatici del momento, Margot Robbie e Jacob Elordi, non solo è un polpettone, ma è anche una fastidiosa pagliacciata che, con la pretesa di offrire una nuova interpretazione del romanzo, ben poco ha a che fare con le nefaste vicende raccontate dalla Brontë a metà dell’Ottocento, ma ambientate quasi un secolo prima.

 

Per questo corre l’obbligo di fare chiarezza e di ricordare (per l’ennesima volta e a modo nostro) la storia di Catherine e Heathcliff per quello che è: un vero capolavoro della letteratura, che merita di essere trattato col massimo rispetto. Anche perché quasi tutti (film compreso) riconducono il romanzo alle travagliate vicende amorose dei due protagonisti, mentre invece è un raffinatissimo incastro di scatole cinesi e un intricato gioco di causa ed effetto. Per questo vi invitiamo a seguirci fino alla fine: potreste scoprire qualcosa di interessante.

 

Una storia che tutti sanno ma pochi conoscono


Il librone (originariamente diviso in due volumi) percorre una storia che dura più di trent’anni, durante i quali succede praticamente di tutto: le azioni dei padri si ripercuotono sui figli e quasi tutti sono dei gran bastardi impegnati nelle peggiori nefandezze.


Heathcliff, che nel romanzo ha la pelle olivastra e probabilmente è uno zingarello (altro che Jacob Elordi), viene adottato da Mr. Earnshaw e portato a Wuthering Heights, la magione più inospitale dello Yorkshire e dell’universo mondo dove, poveretto, finisce in pasto a Catherine e Hindley, fratelli viziatissimi che poco o nulla sanno del mondo al di là della brughiera. Ovviamente Catherine si incuriosisce, Hindley si ingelosisce  e a questo punto il lettore inizia a tifare per il povero Heathcliff, finito in un vero covo di vipere.

 

Di lì a poco Mr. Earnshaw tira le cuoia e il perfido Hindley (che nel film non esiste: dimenticato!), sposato con l’insulsa Frances e nuovo proprietario della tenuta, sbatte il quasi fratellastro nelle stalle, negandogli un’educazione e relegandolo al ruolo di bracciante agricolo: o così o te ne vai. A nulla valgono le rimostranze di Catherine, che già nutre per Heathcliff una pruriginosa passione.

 

Catherine, che non sta ferma un attimo, si sloga una caviglia scorrazzando nell’impervia brughiera e viene soccorsa da Edgar, rampollo della ricca famiglia Linton che vive lì vicino, nella magnifica Thrushcross Grange. Edgar è un angelo: porta la zoppa a casa con sé e le intima di restare fino a completa guarigione. Ovviamente a Catherine non sembra vero di essere ospitata nell’elegante dimora, dove stringe amicizia con Isabella, sorella minore di Edgar. Viene servita e riverita e ben presto capisce cos’è la bella vita. In altre parole, Catherine ci mette meno di una pagina del libro per mandare a remengo le proprie origini e dare inizio a una vera e propria scalata sociale.

 

Dopo la convalescenza, una Catherine ripulita, rivestita, imbellettata e ingioiellata fa ritorno a casa dove, ovviamente, tutto le appare orrendo, sporco, povero, inadeguato… Heathcliff compreso. D’altra parte, a Wuthering Heights non c’è da divertirsi: l’insulsa Frances muore dando alla luce il piccolo Hareton. Hindley, ormai vedovo e padre single, si lascia andare ai fumi dell’alcol. Heathcliff se ne sta per i fatti suoi e Catherine decide: beh… sai che c’è? Io mi fidanzo con Edgar.

 

E qui arriva il bello: Emily Brontë, sei un genio!

 

In una notte buia e tempestosa Catherine confessa alla fantesca Nelly (che nel libro è l’unica con un briciolo di razionalità, mentre nel film è la causa di tutti i mali) il suo amore per Heathcliff, aggiungendo subito dopo che il suo beneamato è troppo zotico e cafone. Per lei sarebbe degradante sposarlo: meglio buttarsi tra le braccia di Edgar, che le assicurerà un futuro ricco e spensierato. Ovviamente il caso vuole che anche Heathcliff, senza farsi vedere, senta Catherine dire peste e corna su di lui.

 

Cambio scena. L’ignara Catherine nota l’assenza di Heathcliff e, dopo averlo cercato invano, scopre che, nottetempo, se n’è andato. Ma dove? E perché? L'improvvisa dipartita le provoca una orribile crisi di nervi: vaga per ore nella brughiera, scossa da vento e pioggia (ricordate la canzone di Kate Bush?), finché viene raccolta per l’ennesima volta dal povero Edgar.

 

Catherine si riprende, lascia perdere le passioni giovanili, sposa Edgar, si mette a fare la signora ma, dopo tre anni di bella vita, ecco che arriva il colpo di grazia: Heathcliff torna.

 

Questo è probabilmente l’unico momento riuscito del film: Elordi, in tutti i suoi due metri di stazza, compare tra le nebbie in una citazione del "Viandante sul mare di nebbia" di Friedrich, così efficace (e banale) da scuotere la platea in un unisono e sonoro “woooow”. Nel libro, molto più prosaico, Heathcliff torna più colto, più sofisticato e molto più ricco. Wuthering Heights è in rovina e da qui inizia la sua vendetta: acquista la dimora per pochi spicci da un Hindley ormai ridotto all’ombra di se stesso; rifiuta un’educazione al piccolo Hareton (figlio di Hindley e dell’insulsa Frances), esattamente come era stata rifiutata a lui dopo la morte di Mr. Earnshaw. E, ovviamente, seduce Catherine che non aspetta altro… se non fosse che è incinta di Edgar.

 

Nel film, a questo punto, due danno sfogo alla ritrovata passione con una lunghissima serie di amplessi selvaggi all’aperto, nella brughiera, tra le rocce, contro i rovi, in mezzo all’erica… ma lei non è incinta? E se li scoprono? Nel libro, molto più credibile, i due si mostrano per quello che sono: lui un vendicativo compulsivo, lei una squinternata vera, tanto sciocca da informare Heathcliff che la cognata Isabella si è invaghita di lui. Il ribaldo, che non aspettava altro, corre a Thrushcross Grange, seduce la poveretta in un nanosecondo e la convince a sposarlo immediatamente. Gli eventi precipitano: Catherine non regge alla notizia del matrimonio, si ammala di nevrastenia (citiamo testualmente), le resta solo il tempo di confessare a Heathcliff il suo infinito amore, per poi morire per un attacco di nervi. The End. Lacrimoni.

 

Il film finisce qui... ma il libro continua

 

Se siete stati così pazienti da seguirci fin qui, sappiate che ora inizia la parte meno conosciuta ma più succosa del romanzo, quella in cui finalmente l’autrice dà fondo a tutto il suo pessimismo, condito da un’incrollabile sfiducia nel genere umano. Catherine, morendo, dà alla luce una bambina che Edgar chiama Cathy. Anche Heathcliff diventa padre di Linton, che la povera Isabella porta via con sé per tenerlo il più possibile lontano dall’influenza nefasta del genitore.

 

Brontë mette così in scena una seconda generazione di sfortunati personaggi: Hareton (figlio di Hindley e dell’insulsa Frances), Cathy (figlia di Catherine ed Edgar) e Linton (figlio di Heathcliff e Isabella). Cathy è cugina di primo grado di entrambi. Tanta roba.

I tre ragazzi saranno vittime delle malefatte dei genitori, perché cattivo sangue non mente. Cathy sarà capricciosa quanto sua madre e su di lei cadrà la vendetta di Heathcliff, che la costringerà a sposare Linton, figlio malaticcio ed effeminato che non ha mai amato. Un matrimonio che dura poco, perché il giovane sposo muore prematuramente.

 

Dalle segrete di Wuthering Heights riemerge allora Hareton, che avevamo quasi dimenticato e che nel frattempo è cresciuto, controllato a distanza dall’onnipresente Nelly. Cathy, fresca vedova, lo nota subito e gli fa il filo, proprio mentre Heathcliff, ormai stanco delle troppe malefatte e della sconquassante sete di vendetta, viene trovato morto nel suo letto.

La storia finisce così, a suo modo bene. Heathcliff e Catherine vengono sepolti vicini nella brughiera e Cathy e Hareton, forse, potranno avere una vita insieme. Chissà.

 

Chiediamo umilmente perdono all’autrice per questo riduttivo spiegone e a voi per la lunghezza estenuante di questa newsletter.

 

Ad Emerald Fennell (che probabilmente era sotto botta di MDMA mentre scriveva e dirigeva il film, visto l'utilizzo esagerato di colori sgargianti, costumi svolazzanti, scenografie barocche, vento sferzante, pioggia a catinelle, strilli, lacrime, sospiri e baci) vorremmo solo dire che la sua ci sembra un’occasione sprecata: con così tanto materiale a disposizione,

cotanti attori e un budget stellare non è riuscita a resistere alla tentazione della solita operazione commerciale, condita in salsa punk tanto per dire… famolo strano.



P.S. Meno male che nella colonna sonora c'è Charli XCX che canta "Chain of Love"!

 
 
 

Commenti


bottom of page